Un'importante comunicazione

Domenica 26 ottobre 2025 

Solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re 

 

Sia lodato Gesù Cristo. 

Carissimi, vi scrivo mosso esclusivamente dall'amore per Cristo. Amore che chiede fedeltà, perseveranza, e a volte docilità finanche al martirio (che non sempre è di sangue). 

 

Vorrei con queste righe, in modo particolare nella Solennità odierna che ci ricorda come la regalità del Signor nostro Gesù Cristo non sia soltanto simbolica o spirituale, ma sociale, condividere con voi alcune importanti riflessioni in merito alla nostra comunità e alla nostra piena appartenenza alla Santa Madre Chiesa, mistico Corpo di Cristo, nella più totale adesione al deposito immutabile della fede, all'immutabile Sacrificio della Messa e ai Sacramenti come gli Apostoli li hanno tramandati e non come gli uomini li hanno voluti mutare a loro piacimento; nell'obbedienza cattolica ai legittimi pastori. 

 

Purtroppo stiamo vivendo, nella lotta tra il maligno e la Chiesa, un momento particolarmente delicato e pericoloso per noi tutti: i nemici non sono più soltanto esterni alla cittadella fortificata della Chiesa, ma molti vi sono penetrati, e intrisi di modernismo, da decenni operano in modo dapprima silenzioso e nascosto, ora sempre più evidente, la perversione della fede, avendo iniziato con la perversione della Liturgia e in modo particolare del Sacrificio della Santa Messa. 

 

Perversione: mutamento del verso, del senso, della direzione, del significato. Fine ultimo dell'uomo non è più conoscere, amare e servire Dio quaggiù per poi goderLo in Paradiso, dunque professando le virtù letteralmente come Dio comanda, a partire dalla virtù di religione; fine ultimo della Chiesa non è più la salus animarum, la salvezza delle anime, ottenuta col servizio e l'obbedienza a Dio, Verità dell'uomo di ogni luogo e tempo, ma il servizio all'uomo. Da una corretta visione teocentrica (Dio al centro), si è scaduti nell'antropocentrismo (l'uomo al centro); dallo zelo per le anime da salvare e portare in Paradiso, si è scaduti in un filantropico servizio all'uomo, la cui salute corporale ha in un recentissimo passato giustificato la soppressione della Santa Messa e dei Sacramenti (aperti supermercati e tabaccai, chiuse le chiese); dalla fedeltà al culto gradito a Dio, la Messa apostolica, a una liturgia costruita dall'uomo a misura d'uomo; dalla faticosa fedeltà alla morale figlia della fede cattolica, al chiamare virtù ciò che è vizio, giustificando il tutto come vicinanza al fedele ferito (come se il medico anziché riconoscere e intervenire sulla piaga purulenta si limitasse a parole dolci, condannando così il malato a morte certa); dal riconoscere che solo la fede cattolica è vera e pertanto buona per l'uomo, a un dialogo dannoso per le anime (dialogo eretto a fine e non riconosciuto come semplice mezzo), arrivando addirittura ad affermare che è diritto dell'uomo professare una falsa fede, essendo tutte le fedi semplici lingue che dicono la stessa cosa, e da evitare il proselitismo, ossia l'obbedienza al comando di Cristo Signore «Andate, predicate a tutte le genti il Vangelo, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà sarà dannato». Dal lodare i sacerdoti zelanti nella cura d'anime secondo la dottrina e la liturgia di sempre, si è scaduti nella loro persecuzione, spesso attraverso provvedimenti ingiusti, infondati e perciò stesso invalidi. Si è passati dalla trascendenza, dal cammino verso Dio, all'immanenza, al crogiolarsi nel fango terreno. 

 

Ciò è stato reso possibile dalla mentalità modernista, purtroppo assai pericolosa: non si tratta di una singola eresia, bensì di un sistema di pensiero eretizzante, che pur mantenendo parole e forme esteriori della Tradizione, li svuota del loro significato. Così ciò che sembra ancor buono e conforme a Tradizione non lo è più. Basti pensare alla Messa: da Sacrificio di Cristo incruentemente rinnovato sotto i segni sacramentali, a festa, assemblea che si ritrova e celebra se stessa, e via dicendo. 

 

Consapevoli della serietà del momento, e desiderosi di salvar le anime, la nostra anzitutto, abbiamo compreso la necessità di restare rigorosamente fedeli al deposito della fede, alla liturgia, all'obbedienza cattoliche. È per questo che non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo rinunciare al Catechismo di San Pio X (che in modo ineccepibile condensa e propone le verità di fede); alla Messa, ai Sacramenti e alla Liturgia di sempre, che per 20 secoli hanno garantito la trasmissione della nostra fede. E che, come chiaramente dichiarò San Pio V, «Con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo [...] stabiliamo e comandiamo, sotto pena della Nostra indignazione, che a questo Nostro Messale, recentemente pubblicato, nulla mai possa venir aggiunto, detratto, cambiato. [...] Dunque, ordiniamo a tutti e singoli i Patriarchi e Amministratori delle suddette Chiese, e a tutti gli ecclesiastici, rivestiti di qualsiasi dignità, grado e preminenza, non esclusi i Cardinali di Santa Romana Chiesa, facendone loro severo obbligo in virtù di santa obbedienza [...] non abbiano l'audacia di aggiungere altre cerimonie o recitare altre preghiere che quelle contenute in questo Messale. Anzi, in virtù dell'Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l'Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: così che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d'altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale. Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma sempre stabili e valide dovranno perseverare nel loro vigore. [...] Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo». 

 

Il tutto per obbedienza: per la virtù cristiana dell'obbedienza, che come insegna San Tommaso d'Aquino: 

 

1. è una grande (anzi: grandissima) virtù. Ma bisogna stare attenti a non cadere nell'eccesso di metterla al di sopra della Verità, della Giustizia e della virtù della Religione, che è il dover dare a Dio ciò che Gli è dovuto. 

 

2. Alla domanda se si debba sempre obbedire ai propri superiori, San Tommaso risponde negativamente. I motivi per cui non si è tenuti ad ubbidire in tutto sono due: 

primo: l'eventuale comando di un'autorità più grande, per esempio Dio; 

secondo: l'eventualità che il superiore comandi all'inferiore delle cose illecite. 

 

3. Si possono distinguere tre tipi di obbedienza: 

Sufficiente per salvarsi: obbedire nelle cose d'obbligo. 

Perfetta: obbedire in tutte le cose lecite. 

Disordinata: obbedire nelle cose illecite. 

 

4. Dunque, l'obbedienza non è cieca e incondizionata, ma ha dei limiti. In caso di peccato, non solo mortale, ma anche veniale, si ha il diritto ma anche il dovere di disubbidire. Si è tenuti a disobbedire anche quando fosse comandato qualcosa di nocivo alla vita spirituale. 

 

5. Come si fa a sapere che ciò che viene comandato è illecito? Lo fa capire la coscienza, coscienza che sia però retta, cioè illuminata dall'oggettività del Vero. Va tenuto presente che la coscienza retta non crea la norma, ma si sottomette alla legge morale, fondata su quella divina. 

 

6. Dio ci obbliga di santificarci e quando la legge dovesse mettere a repentaglio la nostra santificazione, abbiamo il diritto e il dovere di opporci ad essa. 

 

Consideriamo un esempio. Se il vescovo dovesse ordinare qualcosa che vada chiaramente contro la legge divina (come non poter celebrare la Santa Messa di sempre, benedire una coppia di omosessuali o di semplici conviventi, dare la Santa Comunione a un divorziato risposato, ecc.) allora il sacerdote ha il dovere di resistere all'autorità, così come fece San Paolo nei confronti di San Pietro (vedi Gal. 2). 

Se invece il proprio vescovo dovesse ordinare qualcosa che attenesse più specificamente alla legge ecclesiastica, (la titolarità di una parrocchia piuttosto che un'altra, la possibilità di dedicarsi a un apostolato piuttosto che a un altro) l'obbedienza è dovuta.

 

A breve, il Vescovo prenderà provvedimenti contro di me, perché non vuole che celebri la Santa Messa apostolica. Poniamo arrivi alla sospensione a divinis: in tal caso si tratterà di un provvedimento da considerarsi a tutti gli effetti nullo, dunque totalmente invalido, perché contro la Verità, la Giustizia e la stessa virtù di Religione, come spiegato poc'anzi. Potranno gettare discredito, confusione e maldicenza, ma nostro criterio di giudizio è e deve restare solo e soltanto la fede cattolica. Non questioni umane e personali, non simpatia o antipatia. 

 

Chi vorrà, qui troverà dunque sempre dottrina, Messa e Sacramenti cattolici, e tutto per obbedienza: a Dio, Che in Gesù Cristo Signore nostro S'è fatto unico, necessario e universale Salvatore. 

 

Sia lodato Gesù Cristo. 

Sac. Nicolò Vittorio Casoni