L'inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene.
Per i paurosi e per gl'increduli e gli esecrandi e gli omicidi e i fornicatori e i venefici e gl'idolatri e per tutti i mentitori, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la seconda morte (Ap 21, 8).
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L'inferno è il patimento... della privazione di Dio, nostra felicità (pena del danno), - Dio ci ha creati per contemplarLo, possederLo e
goderLo in cielo. Egli solo, come Verità prima, Sommo Bene e Vita beata, ci può rendere pienamente felici appagando tutte le nostre brame. Dopo la morte nessuna cosa creata può attirare
l'anima, che tende irresistibilmente a Dio, unico e infinito Bene. Invece nell'inferno è priva di Dio, della Sua visione, del Suo possesso, e quindi del Suo gaudio. Ha un bisogno profondo,
vitale di Lui, e si sa da Lui respinta, odiata, punita. Il pesce, tratto fuor d'acqua, si dibatte per alcuni istanti e muore per la mancanza del suo elemento vitale. Immensamente più forte è
il bisogno che l'anima ha di Dio. Esserne priva per sempre è la pena più grande e più ineffabile.
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…e del fuoco, con ogni altro male, senza alcun bene (pena del senso). - I cattivi
dopo morte saranno gettati nel fuoco, come l'erbaccia della parabola evan-gelica (v. Lc 16, 19-26). Il fuoco dell'inferno, per divina volontà, ha il potere di tormentare i demoni, le anime
spirituali e anche i corpi dopo la resurrezione finale. Il dannato è immerso nel fuoco, permeato e quasi immedesimato col fuoco, come noi con l'aria che respiriamo. I reprobi dell'inferno
sono anche tormentati da tutti gli altri mali possibili. Privi di Dio, unico e sommo Bene e sorgente di tutti i beni, sono privi di ogni bene e afflitti da tutti i mali, che sono la mancanza
del bene dovuto. Tra i massimi tormenti vi sono, oltre il fuoco, la disperazione, l'odio vicendevole, le pene e le umiliazioni inflitte dai demoni, l'immobilità, le tenebre.
- L'inferno è patimento eterno. - Il fumo dei loro tormenti si alzerà nei secoli dei secoli; e non hanno riposo né giorno, né notte (Ap 14, 11); saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli (ivi, 20, 10), nel fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore, e il fuoco non si estingue (Mr 9, 43).
RIFLESSIONE: Che cosa sono i piccoli ed effimeri piaceri della colpa, in con-fronto della pena eterna, che ne è la punizione?
ESEMPIO: Si racconta che, mentre si cantava l'Ufficio dei defunti per il dottor Diocres, dell'Università di Parigi, alle parole: «Responde mihi: rispondimi!», dal feretro uscì una voce lugubre, che diceva: «Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato». Dopo una sospensione piena di paura, fu ripreso da capo il canto dell'Ufficio. Giunti nuovamente alle parole: «Responde mihi!» si ripeté la voce: «Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato!». Parve che il cadavere si muovesse, ma dopo un attento esame se ne costatò la rigidità. L'Ufficio fu sospeso e ripreso l'indomani. Alle parole: «Responde mihi!» il cadavere si agitò, si pose a sedere e disse con voce straziante: «Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all'inferno!». Poi ricadde e non si mosse più. Tutti furono vivamente impressionati, ma specialmente Brunone, professore dell'Università, che abbandonò la brillante carriera, si ritirò nella solitudine, fondò l'ordine religioso dei Certosini e divenne santo, canonizzato dalla Chiesa.
