Merita il Paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio, e muore nella Sua grazia.
Nostro Signore nella parabola evangelica dei talenti ci dice che i servi fedeli che avranno fatto gl'interessi del padrone, nel giorno del rendiconto, saranno premiati e fatti partecipi della sua felicità (v. Mt 25, 14-24).
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Il merito. - Il merito è il diritto alla ricompensa, annesso all'opera buona fatta in favore di chi assegna il premio. Il lavoratore che
compie bene l'opera pattuita ha diritto alla ricompensa. Il merito è detto «de condigno» quando vi è parità tra l'opera meritoria e il premio, e dà un diritto di giustizia alla
ricompensa. Gesù Cristo con la Passione e Morte meritò «ex justitia», cioè «de condigno», la nostra salvezza. L'operaio che compie bene il suo lavoro ha un diritto di
giustizia (de condigno) alla paga pattuita e giusta. Il merito è «de congruo», o di convenienza, quando non vi è parità tra il servizio reso e la ricompensa, che è dovuta
non per giustizia, ma per convenienza. Il bambino povero, che offre un mazzo di fiori alla regina, non ha diritto a cinquemila lire di ricompensa, ma conviene alla dignità, alla ricchezza e
alla generosità della sovrana che gli dia un ricco compenso, p. es. un vestito nuovo. Noi meritiamo il Paradiso «de condigno» solo perché Dio ha promesso di compensare così le nostre
buone opere.
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Merita il Paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio. - Dio ha diritto alla nostra obbedienza, conforme alla Sua legge. A
chi Lo ama e Lo serve facendo la Sua volontà, Dio ha promesso il premio eterno del Paradiso. Al giovane che Gli chiedeva che cosa dovesse fare per avere la vita eterna, Gesù rispose
semplicemente: Osserva i comandamenti. A chi cammina nella via della bontà, dell'amore e del servizio è dovuto il premio della beatitudine, la meta verso la quale siamo in via.
- ...e muore nella Sua grazia. - Dio non può ammettere in Paradiso, dandogli come premio la vita eterna e il Suo gaudio, colui che muore in peccato mortale, cioè privo della Sua amicizia. Se qualcuno non resterà in Me, dice Gesù, sarà gettato via, come un tralcio che si dissecca, si raccoglie e si butta sul fuoco, dove brucia (Gv 15, 6). Chi cammina fuori strada non giunge alla meta.
RIFLESSIONE: Per meritare il Paradiso occorre vivere secondo Dio, cioè credere a ciò che Egli ha rivelato, praticare la Sua legge, con l'aiuto della Sua grazia, che si ottiene mediante i Sacramenti e l'orazione (cfr. n. 27).
ESEMPIO: Al carnefice che gli domandava che cosa si attendesse in premio dei tormenti che soffriva per la sua fede, sant'Abibo rispose: «Noi cristiani non aspettiamo cose che si possono vedere con gli occhi del corpo, ma teniamo lo sguardo a quell'eterna beatitudine che ci fu promessa da Dio e della quale scrive l'Apostolo: «Io sono certo che i patimenti del tempo presente non sono degni di essere paragonati alla futura gloria che si scoprirà in noi» (Rm 8, 18).
